Mi chiamo Sonia,
illustratrice
e narratrice visiva.

Con le immagini porto alla luce ciò che vibra sotto la superficie – storie interiori, significati, identità – perché possa essere visto e riconosciuto. Immagini in cui ritrovarsi, capaci di aprire prospettive nuove su ciò che viviamo e su ciò che siamo.

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Le immagini
sono arrivate presto,
il senso è arrivato dopo

Disegno fin da quando ero bambina. 

Non ricordo il motivo per cui ho iniziato, ricordo il momento: un piccolo set di acquarelli, fogli da stampante, decine e decine di immagini nate in poco tempo. Decisi di non tenerle per me, ma di regalarle alla mia migliore amica. Disegnare, per me, era già condivisione: un modo silenzioso per dire “ti vedo”, “ti penso”, “questo è per te”. 

Col tempo ho capito che quel gesto conteneva già una direzione: donare bellezza attraverso le immagini. 

Ma per riconoscerla davvero sono serviti anni, strade traverse, altri lavori, altri linguaggi.

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Il cammino che ha dato
forma al mio segno

Mi sono laureata in Graphic e Virtual Design al Politecnico di Torino nel 2011 e ho lavorato per anni in uno studio grafico a Milano e poi in agenzie di comunicazione a Torino. Lì ho imparato a tradurre idee e messaggi in forme visive, a costruire comunicazione con intenzione e struttura. 

Era un mondo creativo, ma non ancora il mio spazio pieno

Il disegno, che avevo lasciato dopo le superiori, ha ricominciato a chiamarmi. Ho iniziato a studiare illustrazione all’Accademia Pictor di Torino, poi illustrazione digitale, fino al percorso all’Ars in Fabula di Macerata dedicato al libro illustrato. Si è riaperto un immaginario che sentivo familiare: poetico, narrativo, stratificato. 

Mentre cercavo la mia strada nell’editoria per l’infanzia, è successo qualcosa di inatteso: sono arrivate le aziende e il mondo della comunicazione a chiedere le mie immagini. Non fotografie, non grafica standard, ma illustrazioni capaci di raccontare valori e identità

Negli anni ho collaborato con editori, realtà culturali e aziende nazionali, traducendo messaggi complessi in immagini evocative e riconoscibili.

La svolta

Nel 2023, mentre attraversavo un periodo personale complesso, ho creato il mio primo calendario illustrato

Illustrazione dopo illustrazione, è diventato uno spazio di orientamento e respiro anche per me.
Lì ho compreso con chiarezza che le immagini non erano solo il mio lavoro: erano uno strumento di presenza, di riconnessione, di cura. 

Nel 2025 ho scelto di lasciare definitivamente il mio lavoro da grafica. Sentivo che stavo lavorando per abitudine, mentre nell’illustrazione sentivo presenza, energia, verità

Era il linguaggio in cui riuscivo davvero a incontrare me stessa e attraverso cui potevo offrire agli altri immagini capaci di orientare, rassicurare, far respirare. Ho scelto di seguire ciò che era vivo.

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Il primo respiro
di un’immagine

La fase che amo di più è quella iniziale: raccolgo materiali, immagini, parole, appunti, segni, piccoli scarabocchi. Osservo molto. Lascio decantare. Finché un’immagine interna prende posizione e comincia a “parlare”.

Quando succede entro in un flusso molto vivo, quasi una danza, in cui intuizione e struttura lavorano insieme.

Le mie illustrazioni nascono così: da risonanze, metafore, collegamenti invisibili che diventano forma.

Molto del mio immaginario affonda le radici nel silenzio luminoso della natura, nei colori pieni e profondi, nei paesaggi che invitano all’interiorità. Vivo vicino ai monti e camminare tra sentieri e stagioni fa parte del mio quotidiano: è lì che il mio sguardo si rigenera, ritrova ritmo e continua a nutrire il mio segno.

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Ogni immagine
nasce da un incontro

Chi arriva al mio lavoro (aziende, editori o privati) di solito non cerca semplicemente un’immagine ben fatta.
Cerca un’immagine che restituisca senso, identità, riconoscimento.
Nel mio modo di illustrare unisco sensibilità simbolica, chiarezza narrativa e immaginazione poetica, così che l’immagine non sia solo vista, ma riconosciuta.
Non riempio uno spazio: cerco di aprire un dialogo.

Per questo ogni progetto nasce prima di tutto da un incontro.
Non è una semplice consegna, ma uno scambio che prende forma passo dopo passo. Lavoro con cura e presenza, perché un’immagine significativa nasce sempre da una relazione vera.

Per me,
le immagini possono essere atti di cura.